L'importanza di chiamarsi Ernesto by Oscar Wilde

L'importanza di chiamarsi Ernesto by Oscar Wilde

autore:Oscar Wilde
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
editore: Newton Compton Editori
pubblicato: 2015-01-23T23:00:00+00:00


Fine

Una donna senza importanza

Nota introduttiva

Secondo tra i «Society Dramas» wildiani, Una donna senza importanza è senza dubbio quello che accusa maggiormente il desiderio di imitare certo teatro salottiero francese (Dumas fils, Scribe, Sardou, ma anche Ancey, Pierre Quillard, Dujardin, Augier, Porto-Riche e persino Meilhac e Halévy). Le appropriazioni in-debite di situazioni e di battute sono parecchie e non val la pena di elencarle. E anche la pretesa novità dell’inserimento d’un commentatore ironico, non indispensabile allo svolgimento della trama ma utile per snocciolare gli epigrammi provocatori, in verità non è tale: Francillon o Le Gendre de Monsieur Poirier avevano già sperimentato con successo l’utilità di certi contrasti e commenti.

Il grazioso cicaleccio delle cosiddette «dame per bene» non riesce mai a fondersi con gli eventi drammatici veri e propri, con gli incontri fortuiti, le coincidenze quasi risibili e finanche con i riconoscimenti inattesi. Si tratta in realtà di opere diverse accostate casualmente: se il contrappunto mordente e spesso elegante ha funzioni di semplice cornice bisogna pur dire che nell’insieme risulta persino troppo in evidenza nei confronti delle ficelles strappalagrime a cui l’Autore ricorre spudoratamente. A questo si aggiunge che la riunione in un solo personaggio dell’anti-romantico enunciatore di aforismi e del malvagio padre snaturato con attendibile ravvedimento finale determina la curiosa creazione d’uno sconclusionato Hyde-Jekyll di nessuna consistenza psicologica, pericolosamente prossimo ai personaggi-fantoccio di Vera o di La duchessa di Padova. All’attivo del dramma resta dunque soltanto il personaggio della protagonista femminile, visto con umana simpatia ed esaltato nel finale da un esatto rovesciamento di posizioni.

Ripresa frequentemente nei paesi di lingua anglosassone, l’opera non ha incontrato in Italia eguale fortuna. La prima rappresentazione del dramma in Italia avviene nella stagione teatrale 1915-1916 ad opera di Luigi Carini, con Irma Gramatica nelle vesti di Mrs. Arbuthnot, ruolo ripreso successivamente da Nera Grossi. L’edizione di riferimento resta ancora quella della stagione teatrale 1939-40 a proposito della quale Renato Simoni ebbe a scrivere sul «Corriere della Sera» (4 gennaio 1940):



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